Lo scaffale del Gusto


“LA LUNGA NOTTE DI ADELE IN CUCINA” di Livia Aymonino, Giunti Editore

Lo scaffale del gusto

L’angolo di parole e letture di Giulia Siena

“Il cioccolato è severo, non è vero che consola. Sta dritto dentro una rigida tavoletta a quadratini, lo devi trinciare, spezzettare, sciogliere nel brodo primordiale del bagnomaria, prima di renderlo duttile, morbido, flessuoso, pronto per l’uso”.

Interno notte. Adele sta davanti il cioccolato e pensa queste cose. Adele è in cucina, in questo spazio aperto che le ha aperto mondi e che, allo stesso tempo, le ha proibito di fare ciò che non voleva. In questo silenzio ritmato solamente dal rumore del coltello mosso dalle mani, del fuoco che trasforma le consistenze e i colori, Adele dà ascolto alla memoria e comincia a mettere in ordine la sua storia. La lunga notte di Adele in cucina, scritto da Livia Aymonino (Giunti), è un “romanzo ricettario e viceversa”: i ricordi affiorano e raccontano persone, personaggi, momenti e luoghi, ma sono i sapori che hanno un posto indispensabile in questo libro; i sapori sono la strada maestra che la Aymonino segue per narrare le vicende di Adele, vicende di Livia.
In questa autobiografia de gusto e dei luoghi, l’autrice si nasconde dietro un altro nome, ma non vuole mica girarci attorno, no, Adele è lei. Figlia di una facoltosa famiglia, Adele cresce nel quartiere Monti di Roma e il suo primo ricordo è legato a delle piccole formiche che si muovono irrequiete sul ripiano di marmo, in quella cucina in cui mangerà le sue prime chips di patata. La sua infanzia, segnata dall’incontro con grandi attori e artisti dell’epoca, era segnata dalle passeggiate al Gianicolo, vicino casa della mamma, e dai colori vivaci della casa del papà; i ricordi dell’epoca hanno il sapore della cotognata, del budino al Parmigiano, dei saltimbocca alla romana, del croccante e del dolce nero di Ida. I gusti semplici, genuini e confortevoli di Adele bambina saranno poi spazzati via, sostituiti dall’agrodolce, “l’agrodolce è il sapore dei ricordi”, dal pepe verde delle decisioni e dal burro di arachidi del suo arrivo in America. L’America, la sua “giostra dei sensi”, la grande madre che l’ha illusa e poi abbandonata, rimandata a Roma per approdare successivamente a Milano. Milano è un vortice, è riscatto, solitudine e ripresa; Milano si presenta con il sapore appicicoso dei brownies al caramello salato (ultimo ponte con l’America) e vira, presto, verso il sapore acidulo e succulento degli Alchechengi al cioccolato. Agata è presa dal suo lavoro in RAI, è attenta ai cambiamenti in atto e spesso si lascia sedurre e affascinare da quel mondo che si muove veloce; la sua pace, però, è sempre lì, tra i mestoli della sua cucina, di notte, in silenzio.

Il ritorno a Roma, gli arrivi, le partenze e le perdite: Adele cambia e si trasforma; non è più la bambina che corre in via Nazionale o l’assistente emozionata e impaurita a Sanremo. Ora Adele è diversa, osserva l’andare, rimane un passo indietro, ma in qualunque città si muova Adele è sicura che non perderà mai la rotta poiché segue sempre quel filo dei ricordi lavorato con l’armonia del gusto.