Arte & Gusto e il menu d’asporto per le feste di Natale

Arte & Gusto e il menu d'asporto per le feste di Natale

il locale Gourmet “Arte & Gusto“, con il suo PastryChef Alfonso Francese, per le prossime feste di Natale e di Capodanno proporrà un ricco menù d’asporto oltre a quello che si potrà degustare nei propri locali.  Il 25 dicembre il ristorante rimarrà chiuso e la notte di San Silvestro sarà possibile cenare alla carta, con un menù appositamente pensato per il countdown finale che ci porterà al nuovo anno.

Grande spazio ai piatti che si possono ordinare e consumare a casa propria con amici e parenti. Un menu che spazia dagli antipasti ai primi della tradizione parmigiana: Torta fritta accompagnata da una selezione dei migliori salumi: Prosciutto Crudo di Parma 36 mesi, Salame di Felino, Culatello di Zibello e Parmigiano Reggiano DOP di diverse stagionature. Tortelli di erbetta e ricotta o alle noci, i classici anolini ripieni di carne o formaggio preparati al momento con la sfoglia rigorosamente tirata a mano, da accompagnare dal sostanzioso brodo.

le “rezdore” di Arte & Gusto sono già pronte, è già possibile fare le proprie prenotazioni e oltre ai piatti locali già citati, prepareranno piatti della tradizione nazionale e soprattutto campana.

Paste fresche come scialatielli, tagliolini, paste secche di Gragnano IGP di prima qualità acquistabili nello store di Arte & Gusto e che potranno essere condite con i nostri sughi ai frutti di mare, come il classico “scoglio” con spaghettoni di Gragnano IGP, sughi di astice, aragoste, secondi piatti come cozze marinate o vongole veraci cotte al vapore, scampi e grigliate di pesce, crudità di mare, ostriche insalata di polipo, tiepido di mare, insalata di mare,

tartara di tonno, branzino al forno cotto sotto sale, filetto di branzino con olive taggiasche e patate, catalana con aragosta e verdure, salmone norvegese selvaggio affumicato per preparare deliziose tartine, paccheri ai pomodorini e ricciola, ziti di Gragnano conditi con ragù di pesce, preparati per fare risotti di mare. Come non finire un lauto pasto con la nostra pastiera? O con la nostra scomposta mille foglie, o con la torta babà bagnata al rum.

A questi piatti possono essere abbinati oltre 130 etichette di vino con una vasta scelta che comprende le maggiori regioni d’Italia, oltre alle migliori bollicine sia nazionali che d’Oltralpe, liquori e distillati come whisky torbati, rum e grappe.

Clicca per ascoltare l’intervista allo Chef Alfonso Francese

 

L’Autore


Ma cosa succede in altre parti d’Italia e del mondo? come si e’ evoluta la tradizione del pranzo di Natale e dell’ultimo dell’anno? ce lo racconta la giornalista Maria Melania Barone

Il Natale è una grande festa: i piatti tipici da nord a sud si propongono con una fedeltà quasi assoluta e, per chi non può permetterselo, fioccano le iniziative di solidarietà in tutti i capoluoghi d’Italia. Ma perché così tanta attenzione verso il cenone di Natale? L’origine del cenone, così come lo conosciamo noi, nelle sue molteplici varianti in tutto il BelPaese, vede probabilmente la sua origine nelle antiche tradizioni medievali.

Oggi il simposio prediletto è quello dell’abbinamento di pesce con la pasta ma in epoca medievale, dove il cenone ancora non esisteva, e il periodo di Natale coincideva anche col periodo dell’ultimo raccolto dell’anno, quello a cui sarebbero seguiti i giorni della merla, i più freddi, dove le erbe più utili per il pascolo erano troppo diradate, per questo motivo conveniva macellare tutti i capi adulti e pagare le tasse al latifondista: il cenone era un’abitudine aristocratica e diventata poi popolare in tempi di minor crisi e, a differenza di oggi, dove il protagonista è il pesce, anticamente, soprattutto nelle regioni più fredde, si utilizzava la carne.

Ovviamente non dappertutto, ad esempio nel sud d’ Italia dove la pastorizia era diffusa solo nelle zone montuose, era più facile approvvigionarsi di pesce, frutta e verdura. Come è noto il sud d’ Italia viveva quasi prevalentemente di frutta e verdura e fu proprio la mancata abolizione della gabella sulla frutta a generare, nella città di Napoli, la rivolta contro i viceré spagnoli, capitanata da Tommaso Aniello, noto col nome di Masaniello. L’abbondanza della carne sulle tavole medievali, ha lasciato il posto alle innumerevoli tradizioni regionali: in Toscana si preferisce la zuppa di pesce tipica della zona costiera, il Caciucco, cotto per diverse ore con specie miste e servito con del pane secco. Nell’entroterra si serve anche una salsiccia di maiale al finocchio, il bardiccio.

Tra le regioni che privilegiano prevalentemente la carne sicuramente è da annoverare la Val d’Aosta confinante con la Francia, è zona montuosa e di Valli dove i pascoli di ovini e bovini e pollame ha garantito sempre una valida fonte di sostentamento: a Natale si preferisce la carbonade, un mix di carne cotta, prima nel vino rosso, poi cotte in padella. Ma ancora il Piemonte preferisce i ravioli ripieni di carne e gli agnolotti ripieni di carne e verdure. La tradizione è andata adattandosi alla cultura culinaria del luogo. Il Capitone a Napoli è un istituzione secolare e viene accompagnato da insalata di rinforzo, baccalà fritto e tantissimi altri piatti. La regione dove il pesce regna decisamente sovrano è la Basilicata: in area Lucana infatti il Natale è una cosa seria: sono ben 13 le portate a base di pesce servite il 24 dicembre. La tradizione del Natale non si è mantenuta inalterata nei secoli.

Anticamente infatti non esisteva nemmeno il cenone. Ciò che è rimasto nella coscienza collettiva è il concetto di abbondanza che spesso si confonde con quello di prelibatezza: infatti si privilegiano piatti a base di pesce, alimento considerato pregiato, anche nelle regioni che non hanno una tradizione di questo tipo per posizione geografica: in Lombardia si usa servire tagliolini agli scampi, ravioli di pesce, aragoste, salmone, astice bollito. Il Veneto invece tradizionalmente vede fiorire vassoi di frutti di mare, i cornioli, lumache cucinate con vino bianco, aglio, burro, olio, prezzemolo e sedano. Le sarde salate invece sono protagoniste dei piatti della Venezia Giulia e Friuli. Anche in Veneto in Emilia Romagna si ama utilizzare le sarde salate e, in alternativa, proprio nel cuore della val Padana sì prediligono anche i tortelli di zucca saltati al burro. L’Abruzzo riesce a coniugare le tradizioni del Nord con quelle del Sud: come in campagna sì prediligono le anguille, il baccalà oppure il capitone fritto ma, chi gradisce, può scegliere in aggiunta di utilizzare anche le sarde salate utilizzate anche per il piatto tipico abruzzese, i fidelini alle sarde.

Abbiamo intervistato Pierpaolo Giorgio, chef del Sea Front, ristorante di Napoli sito di fronte al Maschio Angioino che utilizza la pasta IGP di Gragnano del pastificio di Martino, i cui prodotti sono presenti anche nella grande distribuzione con un packaging firmato Dolce e Gabbana: “Al Sea Front li proponiamo in una chiave diversa perché cuciniamo solo pasta e bisogna lavorare con creatività ma il rispetto dei sapori è assicurato.

L’insalata di rinforzo apre le danze accompagnato da una cialda croccante di pasta sufflata. Lo spaghetto a vongole cambia formato da noi diventa linguina. Perché ragioniamo di intensità. La vongola ha una sapidità importante e si sposa meglio con la linguina che appunto è più estesa, più larga dello spaghetto. Il baccalà lo troviamo col vermicello. Con cacio pepe e nduja”.

Lo chef  Walter Potenza che da tempo lavora negli States afferma che le tradizioni italiane hanno trovato posto anche nell’offerta nordamericana dove la cucina italiana è apprezzatissima: “Noi nei nostri ristoranti offriamo specialità italiane durante il periodo Natalizio con ricette regionali che passano dal Piemonte alla Sicilia, rispettando le tecniche ed I sapori più consoni a quelle regioni. Di certo alcune varianti vengono applicate anche perché il palato americano preferisce cotture più lunghe e piatti più estesi in quantità. A Natale offriamo leccornie come le screppelle ed il timballo della mia amata Abruzzo, al cappone farcito con le castagne, ai cannelloni con la carne di manzo ed ai dolci tradizionali. Gli States mangiano molto meglio adesso e la cultura Italiana del cibo sta’ entrando lentamente nella società Americana che preferisce di gran lunga alle cucine Messicane ed orientali”.

Maria Melania Barone

 

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